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Perchè lo sport cattura le emozioni degli adolescenti?

Atlante dell’infanzia a rischio di Save the children: parlano i ragazzi. L'Uisp ha curato le pagine dedicate allo sport. Parlano L. Barra e M.Di Gioia

 

La XVI edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, presentata il 19 novembre a Roma, è dedicata alle adolescenze. Al plurale, perché nessuna adolescenza è uguale alle altre, mentre in Italia, a causa della crisi demografica, gli adolescenti sono sempre di meno e sono sempre più ai margini del dibattito pubblico, confinati dallo sguardo adulto in corpi silenti e incomprensibili.

Con l’aiuto di dati, mappe e testimonianze l’Atlante prova a scoprire cosa significa oggi nel nostro Paese vivere l’età di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Lo fa attraverso la voce diretta di ragazze e ragazzi di tutta Italia, tra nuove solitudini, iperconnessioni, sfide tecnologiche e l’urgente ricerca di spazi di senso. Senza filtri. 

Alla stesura dell’Atlante ha contribuito anche l’Uisp con la partecipazione di Loredana Barra, responsabile Formazione e sviluppo Uisp e presidente Uisp Sardegna: “Sono stata contattata da Save the children per la lunga collaborazione messa in piedi negli ultimi anni in cui sono stata responsabile Politiche educative della Uisp - racconta Barra - in particolare dopo la partecipazione di Melissa Bodo, responsabile Povertà educativa e materiale Save the Children alla tavola rotonda di apertura del Congresso nazionale Uisp, tenuto a Tivoli (Rm) lo scorso marzo. In quella occasione anche l’Uisp aveva deciso di parlare dei giovani, rendendoli protagonisti dell’incontro, per ascoltare le loro opinioni e provare a studiare insieme nuove strategie di coinvolgimento”. 

Mame Mbaye, 20 anni, di origini senegalesi e da dieci anni è in Italia grazie al Punto Luce di Sassari ha trovato il sostegno e la forza che cercava da tempo; Nadir Tidghi, 14 anni, è capitano di una squadra di giovani pallanuotisti di Genova, incontrata grazie al Punto Luce del capoluogo ligure: sono stati loro a descrivere cosa significa essere giovani in Italia nel 2025 all’incontro Uisp "L'Italia non è un paese per giovani: immaginare un futuro diverso attraverso la promozione sociale". Le loro storie sono entrate anche all’interno dell’Atlante di Save the children. 

“Io ho proposto una riflessione su sport e adolescenti, valorizzando il contributo che l’attività motoria di base può dare per uscire dalle proprie stanze ed entrare in una vita di relazione - ha detto Loredana Barra - credo sia questo il senso dello sport a questa età. Il fenomeno degli hikikomori deve molto preoccuparci e spingerci a trovare soluzioni. La cosa interessante dell'Atlante è che ha scelto di raccontare il mondo dell'adolescenza facendo parlare loro: gran parte dei contributi arriva da ragazze e ragazzi, è il racconto delle loro vite, ed era anche il senso della nostra tavola, questo è l’approccio che ci piace. Dobbiamo capire che l'adolescenza non è un mondo estraneo, ma una parte della società che va in una direzione che dobbiamo comprendere, le loro fragilità nascono dalla società in cui vivono. Il lavoro che stiamo cercando di fare è proprio quello di porre un’attenzione particolare ai giovani, ma parlando con loro, facendo in modo che loro ci dicano cosa fare, non calando progetti dall’alto”.

All’interno dell’Atlante dell’infanzia a rischio compare una word cloud, che rappresenta le parole più citate tra le passioni degli adolescenti. La parola più grande è sport: “Questo significa che lo sport può diventare davvero uno strumento per aiutare i giovani, perché è al centro dei loro bisogni, delle motivazioni, riesce a catturare la loro attenzione e le loro emozioni”.

“Dalla ricerca di Save the children emerge quale valore assuma lo sport nella vita degli adolescenti - commenta Michele Di Gioia, responsabile Politiche educative Uisp - i giovani vivono una difficoltà oggettiva e noi dobbiamo saper essere attenti ai loro bisogni. In particolare per una realtà del terzo settore sportivo, come la nostra, lo sport è uno strumento di aggregazione e socialità, determinante per coinvolgere in processi partecipativi, oltre che di promozione del benessere, questa fascia di età molto fragile. Purtroppo rimane la questione della dimensione territoriale, con la differente presenza di servizi e opportunità legata a fattori endemici regionali che si concretizzan con una differente qualità della vita, come segnalato dal rapporto del Gruppo CRC di cui l'Uisp fa parte. Lo sport, però, permette di andare oltre l'ambiente domestico e uscire dalle proprie stanze: in questo momento storico vediamo crescere fenomeni di marginalità e violenza e l’attività motoria e sportiva può essere un'utile occasione per entrare in relazione con queste generazioni e individuare strade da percorrere insieme per evitare la degenerazione dei disagi”.

“L’attività sportiva è stata la salvezza per decine di migliaia di adolescenti durante e subito dopo la fine della pandemia - si legge nel volume - Senza i campi e le palestre aperte e gli  allenamenti prima in distanziamento poi poco alla volta tornati alla normalità, staremmo parlando di una sofferenza adolescenziale ancora maggiore di quella che abbiamo raccontato nel primo capitolo. Un’indagine tra studenti e studentesse delle superiori, nel 20232, ha messo nero su bianco che, tra chi pratica sport con continuità, si registra autostima più alta, minore presenza di disagi psicologici e minore intensità di emozioni negative, quali rabbia, paura e tristezza rispetto a chi non ha mai praticato. “L’allenamento è un processo che fa uscire fuori dalla comfort zone, dal rischio dell’autoesclusione dalla vita sociale - scrive Loredana Barra - Il corpo è la cassa di risonanza della psiche, e lo sport e il movimento sono molto più di una disciplina da imparare e mettere in pratica: attraverso di essi si sviluppa l’empowerment personale e di gruppo, si instaurano relazioni, si sviluppano nuove competenze, si libera la mente, si costruisce la personalità”.